Nel 1828 un gruppo di archeologi e pittori, sette francesi e sette italiani, partì alla volta dell’Egitto, alla scoperta della sua storia misteriosa. Alla guida di questi c’erano rispettivamente François Champollion, il più famoso egittologo di tutti i tempi, che vide così coronato il sogno di tutta una vita, ed il pisano Ippolito Rosellini. Allievo e maestro, amici, colleghi, entrambi sovvenzionati dai propri regnanti (il da poco restaurato Carlo X di Francia e Leopoldo II di Toscana). Scopo della missione: raccogliere più testimonianze possibile della misconosciuta storia egizia.

Durante i 5 mesi di viaggio, dal suo delta, risalirono il Nilo fino alla remota Nubia, passando per Alessandria, Il Cairo, Menfi, Giza, Tebe (Luxor) e Abu Simbel. Tutti insieme si dedicarono alla collezione di utensili, tavolette, pietre e sarcofagi ma sopratutto alla copia meticolosa delle pitture murarie.  Le due equipes passarono intere giornate a riprodurre sui taccuini ciò che i loro occhi potevano ammirare nei templi e nelle tombe. Alla sera, accampati in tende vicine e riscaldati dallo stesso focolare, i due gruppi si scambiavano tutto il materiale del giorno per correggere gli errori e colmare qualsiasi lacuna nella riproduzione. Una vera, propria ed intima collaborazione.

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Al loro ritorno a casa, come possiamo immaginare, musei, collezioni private e commercianti di antichità di Francia e di Toscana ne uscirono molto arricchiti. Ma la più grande fortuna che avevano tratto da quelle terre lontane non era un oggetto d’antiquariato, bensì la più vasta testimonianza di iscrizioni geroglifiche e di iconografia egiziana mai raccolta.

Solamente due anni dopo, il grande Champollion, colui che anni prima, servendosi della Stele di Rosetta, era riuscito a decifrare i geroglifici e che finalmente aveva potuto osservarli nelle tombe dei Faraoni, venne a mancare. La grande responsabilità di redarre e pubblicare tutta la documentazione spettò quindi a Rosellini. Dagli schizzi dei pittori al suo seguito vennero create da grandi incisori, come Lasinio padre e figlio, delle meravigliose matrici che servirono a stampare il corredo iconografico di un libro leggendario: “I Monumenti dell’Egitto e della Nubia. Disegnati dalla spedizione scientifico-letteraria toscana in Egitto […] Illustrati dal dottore Ippolito Rosellini”. Una delle opere illustrative più importanti del XIX secolo che, anche dopo l’invenzione della fotografia, grazie all’accuratezza dei disegni, servì, e ancora serve, come fonte per gli studi di egittologia.

La Libreria Gozzini presenta qui una selezione di queste celebri tavole (o frammenti di esse) che, conservando il colore originale, ci trasportano ancor’oggi, dopo quasi duecento anni dalla spedizione e dopo migliaia di anni dalla prosperità della civiltà egizia, dentro quelle tombe grandiose, cariche di fascino e di mistero, al cospetto del pantheon egiziano e dei grandi Faraoni.

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